"Dove lo Stato non c'è. Racconti italiani" Tahar Ben Jelloun con Egi Volterrani

"La nostra arma segreta è la poesia, bisogna continuare a opporre loro la forza magnifica delle parole."


Questi racconti nascono dalle suggestioni di un viaggio nel Sud, "un giro né turistico, né giornalistico", come lo ha descritto lo stesso Tahar Ben Jelloun. Il  viaggio lascia lui e il suo amico e "complice" Egi Volterrani eredi di immagini, di impressioni, più nitide di qualunque pretenziosa descrizione. Occhi affettuosi e mani commosse compongono un collage rappresentativo di una terra che accoglie tutto quello che la attraversa, la marea come la mafia, senza dimenticare le anime più belle, la cui solitudine è però uno straziante grido di disfatta. Più delle bieche presenze, infatti, ad offendere il Paese che ci viene raccontato è l'assenza di uno Stato, lo stesso invocato dal titolo del libro, e che infligge la pena maggiore ai territori che dimentica: un esilio senza partenza, una prigionia senza sbarre, l'eterno oblio che rende queste terre straniere. E in quest'ombra prolifica un'altra legge, violenta e crudele, che si autoregola e si riproduce diventando ninfa. L'errore sarebbe quello di leggere questo libro oggi e confinarlo nella sua realtà, senza sentire sui nostri vestiti la stessa assenza che attanaglia i protagonisti che lo animano. Ma se è possibile descrivere una mancanza, afferrare un vuoto, vi si può riuscire solo attraverso le parole, e l'opera vince l'impresa, con la sua semplice poesia.


Autore: Tahar Ben Jelloun con Egi Volterrani
Anno: 1991
Edito da: Einaudi

Recensione di Serena D'Angelo
(serenadangelo93@gmail.com)